Con
“Periferie 1”, i tuttotace danno vita a un EP intenso e introspettivo, che
racconta un percorso di crescita personale e consapevolezza. Attraverso cinque
brani, il gruppo esplora emozioni, condizionamenti e convinzioni che
influenzano il nostro modo di essere, spesso senza che ce ne rendiamo conto.
Musicalmente, il lavoro attraversa sonorità folk, progressive ed emo,
alternando momenti più intimi ad atmosfere cariche di tensione emotiva. Ogni
traccia contribuisce a costruire un racconto che trova il suo punto di svolta
nel finale. Un progetto dalle diverse sfumature sonore, ma con una precisa
identità, che lascia aperta la strada al secondo capitolo, “Periferie 2”,
previsto per gennaio 2027.
Tra la scrittura dei brani e l’uscita di
“Periferie 1” sono passati diversi anni. Che effetto fa pubblicare oggi canzoni
nate in una fase così diversa della vostra storia?
Da una parte lo viviamo un po’ come il compimento di un percorso. Abbiamo iniziato a suonare insieme, poi abbiamo scritto questi brani, ci abbiamo lavorato, abbiamo scartato idee, riscritto parti, a volte ripensato tutto d'accapo. Poi, alla fine, li abbiamo registrati e ora pubblicati. È normale che con il primo lavoro succeda questo. D’altra parte, sentiamo che questi brani sono tutti carichi di qualcosa, pieni di tutti i momenti vissuti negli ultimi cinque anni. È strano e al contempo entusiasmante sentire di aver messo un punto fermo a questa prima fase e potersi dedicare finalmente al prossimo album.
Nel frattempo, avete già composto altri due
album. È mai arrivata la tentazione di lasciare indietro questo materiale per
concentrarvi direttamente sulle canzoni più recenti?
Quotidianamente. Ma è normale, crediamo. Vero è che le strategie di promozione hanno i loro tempi, purtroppo questo periodo storico non è quello che permette di assecondare solo l'istinto creativo, ma per emergere bisogna studiare bene a tavolino come e quando pubblicare ciò che si è fatto. Siamo comunque molto fieri di questo lavoro, e siamo felici di vedere finalmente che qualcuno inizia a conoscerci.
Avete parlato della pubblicazione cronologica
come di un “atto di rispetto verso ciò che siamo stati”. Cosa rischiavate di
perdere saltando questo passaggio?
Avremmo perso la nostra storia, il percorso che ci ha portati verso quello che siamo ora, le nostre ragioni e le nostre fragilità. È facile riconoscersi nelle canzoni appena scritte, meno facile è riconoscersi anche in quelle scritte anni fa. Allo stesso tempo non vogliamo dimenticare ciò che siamo stati e il percorso che ci ha portati fin qui. Anche se ci sembra già appartenere al passato, noi siamo stati tutto quello che è in Periferie 1 (e quello che è in Periferie 2, l’EP che uscirà all’inizio del 2027). Poi, va detto, avremmo anche perso tutto un lavoro enorme su cui abbiamo speso enormi quantità di energia, tempo, risorse (e soldi). Diciamo che valeva assolutamente la pena cominciare da questo.
Riascoltando oggi “Signori”, “A cena”, “Forse
noi”, “S2/Linea” e “Questo suono”, riuscite ancora a riconoscervi completamente
nei loro testi?
Per la maggior parte sì. Ma, insomma, crescere non significa mai davvero cambiare, solo rimodulare un po’ il rapporto con i molti noi stessi che continuano a coesistere tutti insieme. Quelle parti di noi sono ancora vive, ancora così come le sentivamo, semplicemente ora riusciamo a guardarle da una prospettiva diversa.
Quanto cambia il rapporto con una canzone quando
tra il momento in cui viene scritta e quello in cui viene pubblicata passa così
tanto tempo?
Dipende quanto tempo passa. Nel caso dei lavori fatti fin qui, cambia molto, ma non per forza in peggio. Sicuramente un po’ il pezzo “stanca”, lo si comincia a sentire invecchiato. D'altra parte, ciò che è sopravvissuto a questi anni di lavoro è un po’ il meglio che avevamo, quello che ancora adesso ci lascia un po’ a bocca aperta quando lo risentiamo. Quindi siamo anche abbastanza fieri di aver creato tutto questo, e lo sentiamo in buona parte ancora adesso.
Se “Periferie 1” testimonia una crescita, qual è
il cambiamento più evidente che percepite tra l’inizio e la fine dell’EP?
Questo EP è un percorso che inizia dalla sensazione di
un’incongruenza e procede gradualmente verso una consapevolezza: esistono parti
essenziali di ciascuno che provengono dall’esterno, risiedono al di sotto della
coscienza, si manifestano nelle parole e nelle convinzioni di tutti i giorni, e
guidano le nostre scelte. Nel percorso verso l’acquisizione di questa
consapevolezza, ogni brano aggiunge un indizio, arricchisce il cammino. Finché,
all’ultimo brano, l’impressione è quella di essere giunti a destinazione, ma
dopo essere passati per sentirei periferici, impliciti, che conducono alla meta
senza annunciarla. Il cambiamento più evidente tra l’inizio e la fine dell’EP è
che, arrivati alla fine, abbiamo l’impressione che il percorso di crescita non consista
tanto nello spostarsi linearmente da un punto di partenza a uno di arrivo, ma
piuttosto nel ritornare continuamente alle stesse domande, ogni volta con
risposte diverse, anche se sempre provvisorie. Per il momento, la nostra
consapevolezza è che non esistono individui, ma solo relazioni: le nostre teste
sono piene di parole già dette, discorsi già fatti, ambizioni altrui, verità
date per scontate. E anche se sembra una prigione, in realtà, è la nostra casa,
è così che siamo fatti. Nessuno nasce dal nulla, siamo tutti frutto di
relazioni familiari, amicali, culturali. E l’unicità di ciascuno poggia
comunque su queste premesse. Anche se forse può sembrare vincolante, a noi
entusiasma, è bella la sensazione di avere delle radici, di riconoscere da dove
si proviene.
Da una parte lo viviamo un po’ come il compimento di un percorso. Abbiamo iniziato a suonare insieme, poi abbiamo scritto questi brani, ci abbiamo lavorato, abbiamo scartato idee, riscritto parti, a volte ripensato tutto d'accapo. Poi, alla fine, li abbiamo registrati e ora pubblicati. È normale che con il primo lavoro succeda questo. D’altra parte, sentiamo che questi brani sono tutti carichi di qualcosa, pieni di tutti i momenti vissuti negli ultimi cinque anni. È strano e al contempo entusiasmante sentire di aver messo un punto fermo a questa prima fase e potersi dedicare finalmente al prossimo album.
Quotidianamente. Ma è normale, crediamo. Vero è che le strategie di promozione hanno i loro tempi, purtroppo questo periodo storico non è quello che permette di assecondare solo l'istinto creativo, ma per emergere bisogna studiare bene a tavolino come e quando pubblicare ciò che si è fatto. Siamo comunque molto fieri di questo lavoro, e siamo felici di vedere finalmente che qualcuno inizia a conoscerci.
Avremmo perso la nostra storia, il percorso che ci ha portati verso quello che siamo ora, le nostre ragioni e le nostre fragilità. È facile riconoscersi nelle canzoni appena scritte, meno facile è riconoscersi anche in quelle scritte anni fa. Allo stesso tempo non vogliamo dimenticare ciò che siamo stati e il percorso che ci ha portati fin qui. Anche se ci sembra già appartenere al passato, noi siamo stati tutto quello che è in Periferie 1 (e quello che è in Periferie 2, l’EP che uscirà all’inizio del 2027). Poi, va detto, avremmo anche perso tutto un lavoro enorme su cui abbiamo speso enormi quantità di energia, tempo, risorse (e soldi). Diciamo che valeva assolutamente la pena cominciare da questo.
Per la maggior parte sì. Ma, insomma, crescere non significa mai davvero cambiare, solo rimodulare un po’ il rapporto con i molti noi stessi che continuano a coesistere tutti insieme. Quelle parti di noi sono ancora vive, ancora così come le sentivamo, semplicemente ora riusciamo a guardarle da una prospettiva diversa.
Dipende quanto tempo passa. Nel caso dei lavori fatti fin qui, cambia molto, ma non per forza in peggio. Sicuramente un po’ il pezzo “stanca”, lo si comincia a sentire invecchiato. D'altra parte, ciò che è sopravvissuto a questi anni di lavoro è un po’ il meglio che avevamo, quello che ancora adesso ci lascia un po’ a bocca aperta quando lo risentiamo. Quindi siamo anche abbastanza fieri di aver creato tutto questo, e lo sentiamo in buona parte ancora adesso.

