Tony Fortunato: il lavoro di produzione dietro “溜め息” (Tameiki) con Moonlight - 月と涙 -

Redazione
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Dai sintetizzatori alle linee di basso, fino alle chitarre e agli arrangiamenti vocali, Tony Fortunato racconta il processo creativo di “溜め息” (Tameiki), il nuovo singolo realizzato insieme a Moonlight - 月と涙 -. Il brano richiama le atmosfere musicali di fine anni Novanta, combinando sonorità vintage, influenze funky e una particolare attenzione agli equilibri ritmici.

In questa intervista per Sound and Singer, Tony Fortunato approfondisce le scelte che hanno guidato la produzione, il lavoro sulla voce di Moonlight e il ruolo centrale del basso, strumento nel quale riconosce la sintesi della propria identità musicale.

In “溜め息” (Tameiki) il basso occupa uno spazio importante nell'arrangiamento. Da quale elemento musicale sei partito per costruire il brano?
La prima linea guida è nata dal synth: volevo definire subito l’atmosfera generale e impostare l’impronta armonica del brano. Il basso è arrivato immediatamente dopo per stabilire il movimento e il groove principale.
Ho preferito lavorare sul basso prima ancora di definire la sezione ritmica - invertendo per certi versi il classico processo di produzione - perché volevo percepire prima la spinta ritmico-melodica e comporre i pattern della batteria sagomandoli sugli accenti del basso. Le chitarre sono intervenute nell’ultima fase per arricchire lo spettro sonoro e dare esattamente quel colore e quelle vibes retrò che stavo cercando.

I sintetizzatori contribuiscono a creare un'atmosfera sospesa. Come hai lavorato sulla scelta dei suoni per richiamare l'estetica musicale di fine anni Novanta?
Trattandosi dell’elemento da cui è nata l’intera struttura del brano, la scelta dei synth è stata fondamentale per impostare il “colore” emotivo di Tameiki. Volevo delle sonorità vintage e nostalgiche, ma allo stesso tempo morbide e dolci, capaci di creare un’atmosfera sospesa e avvolgente.
Ho lavorato sulla selezione di pad e texture dal timbro caldo, con frequenze alte molto morbide e mai aggressive. L’obiettivo era proprio quello di costruire uno spazio sonoro ideale, un’impalcatura “soft” ma profonda, pronta ad accogliere in modo naturale l’ingresso della sezione ritmica, delle chitarre e della linea vocale.

Le chitarre alternano passaggi funky e parti in palm muting. Come hai trovato il giusto equilibrio tra questi elementi?
Entrambe le parti di chitarra sono state concepite con un’impronta spiccatamente ritmica, ma con due ruoli ben distinti nell’economia del brano.
I passaggi funky sfruttano le “stabs” per enfatizzare gli accenti principali e dare brio al groove, mentre le parti in palm muting servono a costruire una trama al tempo stesso ritmata e melodica. Trovare l’equilibrio è stato un lavoro di incastri frequenziali e dinamici: l’obiettivo era far sì che la chitarra desse continuo movimento e colore senza mai sovrapporsi al basso o togliere spazio all’atmosfera creata dai synth.

La voce di Moonlight - 月と涙 - si inserisce in una produzione ritmicamente molto dinamica. Come avete lavorato sull'interpretazione vocale e sugli arrangiamenti?
Ho lasciato Moonlight - 月と涙 - totalmente libera di esprimersi per quanto riguarda testi, stesura e interpretazione vocale, in modo da preservare la massima naturalezza e l’impatto emotivo dell’interpretazione.
Sul fronte della produzione, ho lavorato molto sulle doppie voci per arricchire l’arrangiamento: ho applicato catene di effetti differenti sulle varie tracce di supporto per creare una gamma sonora più ampia e sfaccettata. Si tratta di sfumature quasi impercettibili all’ascolto distratto, ma fondamentali per dare tridimensionalità, avvolgere l’ascoltatore e contribuire all’atmosfera sospesa del brano senza mai soffocare la dinamica ritmica.

Il finale presenta una crescita progressiva dell'intensità musicale. Era una soluzione prevista fin dall'inizio oppure è nata durante la lavorazione?
È un’idea che avevo ben chiara fin dall’inizio e che rientra un po’ nella mia cifra stilistica, come avevo già fatto ad esempio nel mio precedente brano “Sweet”. Mi piace molto curare la struttura degli outro per far sì che crescano progressivamente di intensità. Costruire finali ricchi di elementi e di strati sonori permette di dare una spinta finale importante al brano, amplificandone al massimo l’emotività e l’atmosfera proprio nell’ultima parte.

Se dovessi scegliere un solo elemento della produzione che rappresenta maggiormente la tua identità musicale, quale sarebbe e perché?
Nasco come chitarrista ma con una forte attrazione viscerale per la ritmica e la percussione, ereditata dal desiderio mai sopito di suonare la batteria fin da bambino. Nel basso ho trovato la sintesi perfetta: questo strumento racchiude nativamente entrambi i mondi. È ritmo scandito, tappeto sonoro e percussione (attraverso tecniche come lo slapping), ma al tempo stesso melodia e definizione. Incarna esattamente l'anello di congiunzione tra la chitarra e la batteria.

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